Sono troppo fuori luogo per vivere e troppo raro per morire

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giovedì, 27 luglio 2006 ore 14:04

Ci sono notti in cui mi è impossbile dormire
le tigri sono sempre più vicine, più minacciose,
mi ronzano intorno, fiutano l'aria in attesa del momento giusto
mentre il tempo si rifiuta di di fare il proprio dovere,
si blocca, come se volesse consigliarmi di rimenere sveglio
di non sciupare tutto ancora una volta,
poi due occhi color deserto iniziano a fissarmi
- noi abbiamo fatto fuori Fante - mi dicono
- siamo stati l'ultima cosa che ha visto -
- quello che non sapete - dico io
- è che John ha continuato a scrivere anche senza di voi,
lui dettava e la moglie scriveva, vi ha fregato bamboli,
il talento non ha bisogno di occhi per rimanere vivo. -

Così gli occhi se ne tornano nel loro inferno
ed io mi volto verso di te, cerco con lo sguardo la tua schiena
che riposa seguendo il ritmo silenzioso del respiro,
ne studio i movimenti audaci, impercettibili, leggeri,
un senso di pace momentaneo scaccia via il guerriero
e sussurro le uniche due parole che non avevo
ancora messo in conto:

ti amo.

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lunedì, 24 luglio 2006 ore 17:03
Jack Burton sembra non soffrire troppo il caldo
mi viene vicino ma evita di sfiorarmi
ed io faccio la stessa cosa con lui
siamo simili in questo,
il contatto con le persone, non piace a
nessuno dei due.
Viene da me tutte le sere ormai
e non fa discorsi stupidi sul fatto che
se continuo così, rimarrò solo
e quando avrò ottant'anni, mi piscerò
addosso senza nessuna donna che si prenderà
cura di me, anche perchè non credo che ci sia nessuna
persona al mondo che muoia dalla voglia di pisciarsi addosso
davanti alla propria donna, ne a trenta e ne a cento anni.
Jack Burton resta lì in silenzio mentre io bevo vino rosso e
leggo scrittori straordinari che hanno spazzato via il tempo,
ogni tanto stiracchia le sue zampe sulla mia sedia
si lecca con dovizia ed accuratezza le parti intime
ed emette strani suoni che galleggiano leggeri nell'aria afosa
poi mentre la luna cade a pezzi e le cicale si addormentano
alza le chiappe e con un balzo da campione
porta quel suo culo peloso fuori dal mio giardino.

Jack Burton è senza dubbio l'essere migliore del quartiere

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domenica, 16 luglio 2006 ore 15:56

L'audio e' stato cancellato dallo spazio su Splinder

Questi fautori della verità
inutili nelle loro cravatte spumeggianti
sempre pronti ad indicarti la retta via
mentre la volpe fa perdere le sue tracce
ed il verme barcolla fino all'osso.
Questi incorruttibili amici del popolo
spavaldi nella loro abbronzatura perfetta
impavidi solo di fronte ad un microfono
mentre il gufo studia la sua prossima mossa
ed il coltello affilato si prepara alla mattanza.
Questi arlecchini con gli occhi di sangue
preoccupati cinque minuti al giorno del nostro futuro
che discutono animatamente del nulla assoluto
mentre un cane stramazza al suolo esausto
e le auto sfrecciano falciando l'ultima risata nell'aria
l'ultimo ruggito che il vento voleva donargli
l'ultimo
ultimo
respiro

 

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domenica, 09 luglio 2006 ore 13:16

La perfezione che cerchi
è chiusa nei miei occhi che ti sognano,
nella semplicità dei tuoi gesti,
nella tua risata imprevedibile,
nel sole che ti cerca di continuo
nel suono incantevole della tua voce.

Resta lì, ferma, immobile,
bella come solo tu sai essere,
inconsapevole del tuo potere su di me,
non cercarti negli specchi, nel passato,
non cercarti altrove, lascia che sia io
a mostrarti quello che non riesci a vedere.

Ora, lentamente, entra nei miei occhi,
guarda attraverso loro ciò che vedo io,
solo così potrai capire che non è un corpo
quello che bramo, che cerco, che adoro,
ma è tutto quello che racchiude il corpo,
è oltre la carne, è oltre la pelle, è oltre ancora,
è il cuore, è il miracolo, sei tu.

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sabato, 01 luglio 2006 ore 17:17

Erano le 4 e 30 del mattino di un mercoledì qualsiasi di un terribile agosto qualsiasi, eravamo rimasti solo io e Pietro, niente più persone, niente più vino, niente di niente.
Pietro rotolò giù dal divano la sua testa andò a sbattere contro il posacenere che fece un frastuono micidiale per quell'ora, io ero seduto su una sedia, con i gomiti piantati sul tavolo ed i palmi delle mani che si spingevano dritti negli occhi, Pietro aveva una enorme testa pelata e delle mani incredibilmente piccole, era basso e quasi privo di busto, nonostante questo era uno dei più temuti del gruppo perchè era totalmente pazzo, imprevedibile, una furia pronta a scatenarsi in qualsiasi momento, era stato allevato dalla cinta di suo padre che quotidianamente sin da piccolo riceveva in dono a dosi massicce, alla fine aveva perso completamente la percezione del dolore, nonostante questo era un pessimo pugile, 14 incontri, 14 sconfitte, nessun ko però, perchè lui il dolore fisico lo aveva escluso dalla sua vita. Dopo circa venti minuti riuscì a sollevare il mento da dentro il posacenere, di certo sapeva procurargli più danni il vino di qualsiasi altra cosa, ed iniziò a farfugliarmi qualcosa di incomprensibile tipo - Hey Maria, mi dispiace per tuo figlio, lo abbiamo ucciso ma non potevamo fare altrimenti -
Cazzo pensai, questo figlio di puttana ha accoppato qualche testa di cazzo e non c'ha mai detto niente!
-Non piangere Maria- proseguì
-tuo figlio era consapevole di quello che stava facendo ed era consapevole di quello che gli sarebbe accaduto, in realtà noi siamo stati il braccio, ma la vera mente è stata suo padre, è lui che ha archittettato tutto nei minimi particolari, nessuno avrebbe potuto evitare quello che poi è successo, nessuno credimi-
Cazzo mi trovavo di fronte ad un vero e proprio complotto, un padre che organizza l'omicidio del porprio figlio, sangue che architetta l'assassinio del proprio sangue, avrei voluto fermarlo ma non ci riuscii, dovevo sapere la verità e Pietro stava per spifferarla senza nessun freno.
-Maria quello che voglio farti capire è che quel giorno non abbiamo ucciso tuo figlio, lo abbiamo liberato dalla sua schiavitù, lo abbiamo reso quello che da vivo non sarebbe mai potuto diventare, abbiamo soltanto eseguito inconsapevolmente un ordine, siamo morti anche noi quel giorno, eravamo dei soldati addestrati fin dalla nascita per fare quel che abbiamo fatto-
Iniziai a non capirci più niente, non era quello il Pietro che conoscevo, lui riusciva a malapena a parlare in dialetto, era analfabeta, non aveva mai studiato, non aveva neanche la terza media eppure adesso sembrava il miglior avvocato del mondo, stava convincendo persino il sottoscritto della sua innocenza, io, unico giudice della sua confessione, non lo avrei mai dichiarato colpevole.
-Hai fatto soltanto il tuo dovere Pietro- gli dissi senza neanche accorgermene
-Maria- disse - La verità è che la morte di tuo figlio, quel giorno, su quella croce, è tutto quello che oggi ci rimane, perchè il mandante, suo padre, non ha rispettato i patti ed è sparito nel nulla, lasciandoci in balia della nostra stupidità-
Poi improvvisamente si alzò in piedi, mi guardò dritto negli occhi e disse
- Vincè, devo di cacare, nun me rompe li cojoni dentro ar cesso che te rompo er culo, famme cacà in santa pace capito?-
- No problem Pietro, non ho mai visto un uomo meritarsi così tanto una sana e rilassante cacata, vai tranquillo, intanto ti preparo un bel caffè ok? -
- Grazie Vincè - mi disse sorridendo - Che Dio se prenda sempre cura de te - ammiccò
- Ti ringrazio Pietro, ma visto come sono andate le cose, spero di riuscire a cavarmela sempre da solo
-

 

P.S. Sono ateo, volevo scrivere tutt'altra cosa ma alla fine è uscito fuori questo, non era mia intenzione offendere le idee di chi crede in Dio.

 

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