Sono troppo fuori luogo per vivere e troppo raro per morire
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Non dirò mai che t'amo
nei giorni in cui sarai vento
che spazzerà via nubi,
nei giorni in cui vivrai
per come sei, di labbra
che s'infiammano in sorriso.
No, non dirò mai che t'amo
nell'attimo in cui sarai vincente
o quando un passo tuo
seguirà perfettamente l'altro,
senza l'intralcio di un dolore.
Sarebbe troppo facile.
Ma, se un giorno inciamperai
nel buio dei tuoi incubi,
sperduta in una lacrima
che non saprai domare,
allora in quel momento lo farò,
e ti dirò che t'amo
perchè tu, sei tutto quello
che mi serve vivere,
perchè sei ogni mio respiro,
ogni mio sogno, ogni mia risata
ogni mio desiderio.
Poi
ti stringerò
e lo dirò ancora
e ancora
e ancora.
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Strano come a volte la vita ti nasconde le cose più preziose nei luoghi meno consoni, uno di questi luoghi è internet, mai avrei immaginato di trovare una bene così raro come l'amicizia in un posto così stravagante. Fatto sta che è così, ne ho la riprova quotidiana anche qui, nel mio blog con tutti voi e vi ringrazio dal profondo del mio cuore.
Così, tramite questo macchinario infernale che è internet, ho avuto la fortuna di conoscere Marco, una persona dal cuore grande come il Colosseo ed un poeta straordinariamente bravo, Marco, conosciuto qui su splinder come quello di oggi e titolare del blog il cercatore d'oro sta partecipando ad un concorso letterario sul blog un battito d'ali con una poesia che io ritengo strepitosa e che, con il consenso dell'autore voglio pubblicizzare sul mio blog, perchè credo che meriti il maggior numero di consensi possibile.
vi lascio il link per leggere la poesia e se dopo averla letta vi è piaciuta e pensate che meriti di andare in finale votatela, la poesia si intitola - Il polso della notte -
http://www.odilialiuzzi.com/un_battitodali/index.php
http://www.odilialiuzzi.com/PHPQUESTIONNAIRE/fillsurvey.php?sid=12
Vi Thenghiù very mucc tutti,
Vincenzo the english man in new york!
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Ho paura che non riuscirò mai
ad arrivare al suo cuore,
ho paura di svegliarmi una mattina e
di non essere eccitato.
Ho paura che le mie gambe prima o poi
inizieranno a dire basta,
ho paura che l'uva un giorno
si rifiuti di creare il vino,
che il mare resterà per sempre calmo
che non ci sia più qualcosa
che che abbia l'odore di mia madre,
che il tempo arrugginisca la mia vista.
Ho paura che il mio sorriso
non sia più quello di una volta,
ho paura dei treni che si portano via
per sempre le persone,
ho paura di frugarmi nelle tasche e
di non trovare più la sua voce,
di non aver sentito il gong e
di continuare a combattere inutilmente.
Ho paura di barattare la mia pazzia
con qualcosa di assolutamente normale,
ho paura di un vecchio barbone che urla
-sono giovane e resterò giovane ancora per cento anni-
ho paura di aver scritto io quella frase e
di averne scritte molte altre che ora non ricordo.
Ho paura che la morte non mi reputi più
un bocconcino prelibato,
ho paura che la vita non mi reputi più
un bocconcino prelibato,
ho paura dell'inferno e dei suoi abitanti
per fortuna, anche loro, hanno ancora paura di me.
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il ritmo nevrotico del silenzio
il tempo che mi fissa dall'orologio
lo spazio tra il cielo ed il mare che si tinge di rosso
l'alba che si prepara per il suo spettacolo
il clik di una pistola che fa altrettanto
il senso della vita è il buco nel petto
che tutti a fine corsa ci ritroviamo
l'ultima nave che si rifiuta di salpare
l'ultimo fiore che si rifiuta di sbocciare
l'ultima vita che si rifiuta di morire
la testa di un pesce che cerca di non piangere
una formica che suona il pianoforte
io che provo a scrivere del mio futuro
tu che non ci sei più
andare via verso il sorriso
oltre il segreto dell'ultimo tramonto
oltre le montagne dai denti aguzzi
oltre l'inferno quotidiano del buongiorno
oltre ogni singolo istante che vogliono rubarmi
mentre il giorno festeggia il sole
e qualcuno spara tre colpi
in una tabaccheria
Un ringraziamento sentito a tutti voi che mi siete stati così vicini in questo periodo di lontanza, una stretta di mano agli uomini ed un bacio più pacca sul sedere alle donne,
Vincenzo.
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