Ormai è passato un anno da quer giorno
che stavamo tutti fori all’ospedale
cor core che bruciava come un forno
e l’occhi che sapevano de sale.
Ma si ce penso sembra quasi ieri
che salivamo sopra ar motorino
co li capelli ar vento e l’occhi fieri
noi corevamo ar fianco der destino
appresso a chi sa quale convinzione
che er tempo se beveva in una tazza
e che er succo della rivoluzione
se nasconneva dentro alla mortazza.
Sarà che adesso, che te ne sei annato
te immagino che passi accanto ar sole
e lui te guarda mezzo rassegnato
perché tu emani er doppio der calore
poi tiri dritto e punti all’infinito
in sella ar cielo razzo tra le stelle
amico mio che nun sei mai partito
e mentre impenni ridi a crepapelle.
Ciao Vi.