martedì, 17 giugno 2008 ore 15:57
Quando i suoi occhi fissavano il mare,
lo coloravano di un azzurro sconosciuto.
Era come se non ci fosse che lei
in tutta quella distesa di acqua salata.
Quando io la guardavo con i miei
che al massimo sembravano di sabbia
pensavo che non era come tutti i poeti
che si ammazzavano di pippe e stratagemmi vari
per non riflettere, per fuggire dalla noia.
No, lei era diversa, lei viveva quello che scriveva
lei era quello che scriveva. Lei saltellava sui sassi
e mi teneva per mano e dal nulla ti tirava fuori
un sorriso. Era quella la poesia.
Non c’era bisogno di strapparsi capelli,
non c’era bisogno del vino, delle guerre mai vissute,
mai combattute, dei fiori, degli uccellini cinguettanti,
non c’era bisogno neanche della disperazione
o della morte.
Poi si voltò con l’oceano nelle pupille
e mi disse – mi sto innamorando di te –
ed io divenni l’imperatore del mondo.
domenica, 15 giugno 2008 ore 02:29
sei più bella del tuo dolore
sei più bella della tua sofferenza
sei più bella delle tue lacrime
sei più bella del cibo che rifiuti
sei più bella delle gambe che tremano
sei più bella della paura
sei più bella di uno specchio
sei più bella del tempo che passa
sei più bella di chi ti guarda senza vederti
sei più bella delle voci che ti rincorrono la notte
sei più bella della cattiveria
sei più bella della pazzia
sei più bella del cielo quando si incontra con il mare
sei più bella della verità
qualunque essa sia
sei più bella della bellezza stessa
perché non è importante come sei
quello che conta realmente è –chi sei?-
chi è la più bella del mondo?
mercoledì, 11 giugno 2008 ore 00:16
Quel figlio di puttana aveva deciso
di passare le su ferie in casa mia,
faceva avanti e indietro nel mio corridoio,
era infaticabile, una vera scheggia.
Forse perché il suo dottore gli aveva trovato
nel colesterolo un abuso smisurato di mortazza
e quindi, come tutti i dottori, gli aveva consigliato
di mettersi a dieta, di stare attento con l’alimentazione
e, la più classica delle cure, di fare tanto sport.
Fatto sta che quello scarafaggio aveva deciso di venire
in vacanza dalle mie parti e di fare jogging nel mio corridoio.
Pelandrone come sono, ho evitato inizialmente di alzare
le mie chiappe dal divano, speravo in cuor mio che quel
bacarozzo grassottello schiattasse d’infarto per il troppo sforzo,
ma niente, sembrava rocky balboa, hop hop hop hop.
Poi ad un certo punto si fermò, immobile, pensai tra me e me
che se fosse stato veramente rocky avrebbe iniziato ad urlare
“se io posso cambiare, voi potete cambiare… tutto il mondo può cambiare!”
Invece niente, nessuna parola, anzi, iniziò a darci dentro con gli addominali.
Cazzo, l’amico doveva essere il campione dei campioni dei bacarozzi.
Un po’ per invidia, un po’ perché dovevo farlo, misi da parte la mia filantropia
ed imbracciai l’arma più congeniale per il bacarozzicidio, lo scopettone.
Testa nera era ancora tutto preso dai suoi esercizi addominali,
sembrava quasi che li contasse.. 53.. 54.. 55..
se sei un bacarozzo e vuoi sopravvivere in questo mondo,
non devi mai distrarti nè mostrare il fianco al nemico.
Entrai in azione più rapido della campionessa mondiale di curling,
pim pum pam sbatapam. In un amen misi fine alle sue fatiche,
lo avvolsi in un fazzoletto scottex 4 strati di morbidezza
e lo gettai fuori casa, poi presi dell’acido caustico e ripulii
ogni traccia del delitto.
I bacarozzi –pensai- non potranno mai governare questo mondo.
La mattina seguente uscii di casa per recarmi a lavoro,
aprii la porta e mi trovai di fronte una trentina di bacarozzi,
il più grande si voltò verso di me quasi per sfidarmi,
poi una bacarozza gli disse :
- no frtrofr, non durante l’elogio funebre di gnfscve…
faremo giustizia in un altro momento –
lui mi guardò con odio e mi disse
- assassino, non dovevi uccidere mio fratello gnfscve… me la pagherai!-
Io per tutta risposta lo acciaccai con il mio piede destro.
Maledetto urlò la madre… hai ucciso i miei due figli!!
Signora – risposi – con quei due nomi che le ha messo
Quanto pensa che sarebbero ancora vissuti?
Non è colpa mia se i loro due nonni si chiamavano frtrofr e gnfscve..
-Rispose- le tradizioni sono tradizioni, tu bastardo come ti chiami?
Vincenzo – dissi-
Ahahahaha ahahahaha… i bacarozzi scoppiarono in una fragorosa risata...
senti chi parla… ce la pagherai Vincenzo… la nostra vendetta sarà terribile!
Poi zampettarono via tutti.
La guerra degli immondi iniziò per questo motivo.
venerdì, 06 giugno 2008 ore 00:27
mi sento camminare addosso.
cosa sarà?
una formica?
la vita?
la lebbra?
un pelo che rotola?
gli occhi di Dio?
una mosca?
il sangue che si è dato alla pazza gioia?
la tua assenza?
una zanzara tigre che ruggisce?
le mie ossa che cercano di fuggire da alcatraz?
una locusta con l’ombrello?
il fantasma di Marilyn Monroe che cerca di rimorchiarmi?
eritema lunare?
il tuo profumo?
gli acari che cercano di conquistare la mia pellaccia?
i miei pensieri che abbandonano il mio cervello?
la rumba che scalpita?
salomone che si stiracchia nella sua tomba?
sono io la sua tomba?
poi la mia mano parte a razzo.
splash.
la alzo con delicatezza.
Osservo con timore il fattaccio.
non c’è niente tranne il segno delle mie
cinque dita stampate sulla coscia,
almeno spero,
altrimenti non mi rimane altro da fare
che escogitare trappole migliori.
lunedì, 02 giugno 2008 ore 02:16
Girovagando per il web, mi sono imbattuto in una recensione del mio libro, in una recensione qualsiasi è un po' vago come termine, diciamo nella prima recensione in assoluto del mio libro, devo dire che per i primi cinque minuti sono rimasto fermo immobile a mollo tra incredulità, stupore e felicità, poi ho iniziato a leggere e devo ammettere che l'autore della recensione, il dr Gian Paolo Grattarola, poeta e critico letterario, è riuscito a carpire alcuni punti cruciali che sinceramente erano sfuggiti anche a me. Quello che mi piace più di ogni altra cosa in questa recensione è la critica, perchè non c'è niente di più incoraggiante per uno scrittore alle prime armi di una sana critica costruttiva.
Sono passati due anni precisi dall'uscita di quel libro, in quelle sessantaquattro pagine c'era tutto quello che avevo scritto nei miei primi due anni da "poeta". Non rigrazierò mai abbastanza il giorno in cui presi per la prima volta la penna in mano ed iniziai a scrivere per il semplice piacere di farlo.
Ringrazio infinitamente il dr Gian Paolo Grattarola per avermi onorato della sue parole, finché ci saranno persone appassionate come lui, ci sarà sempre un buon motivo per continuare a scrivere,
Vincenzo.
L'ultima volta che ho fatto l'amore ho pagato in lire
Vincenzo Blanco
Aletti 2006
Ecco un’opera prima di sicuro valore ed un poeta esordiente che, con sincera e notevole intensità, riesce a tradurre in versi fatti e motivi centrali, illusioni e disinganni della propria storia personale. I registri su cui si muove il testo sono essenzialmente l’ironia beffarda ed il raggelante disprezzo con cui l’autore lotta contro le asprezze e la vana enfasi della vita. C’è un’energia violenta, a volte aggressiva, nei versi di Vincenzo Blanco, che passa però da vive accensioni che arrivano subito al lettore, a qualche forzatura, a tinte a volte troppo accentuate : La storia cerca costantemente di fregarmi/ e le acque non si spalancarono mai./ Il marchio griffato della paura imbratta/ le vesti del tempo./ Il rospo sa e tace divertito/ gonfio di verità sia nelle guance/ che nella pancia./ La porta è socchiusa/ entra figlia di puttana/ ti aspetto con ansia. (Urlo acefalo pag. 12). Il ritmo serrato dà buon conto della complessità delle sue osservazioni e dei suoi percorsi, anche se va troppo spesso a capo : Scavo a mani nude/ la fossa della speranza/ vi ripongo con delicatezza/ le mie ossa/ il mio coraggio/ ed una bottiglia/ di vino rosso/ per le grandi/ occasioni./ Mentre gli Dei/ si godono/ il loro ennesimo/ trionfo. (La fossa pag. 22) Altre volte ha movimenti più distesi, più orizzontali, che si riverberano in felici soluzioni prosastiche : Sono sicuro che domani ammirerò nuovamente/ quel mago della tela e sorridendogli/ gli risparmierò ancora una volta la vita (Ho bevuto tutto quello che c’era da bere pag. 48). Data la sostanza cinerea dei fatti e dei desideri lasciati necessariamente fluire, non gli è possibile nascondere un sorriso - ora amaro, ora distaccato – quando accade che una situazione presuma di stagliarsi con ambizione di voler durare : Un’ape infame/ ha di nuovo impollinato il mio cuore,/ so che lui non mi perdonerà/ tanto facilmente questo ennesimo affronto. (Troppo ostile al Natale pag. 10). La silloge si compone di versi in cui il valore poetico trascende sé stesso in un succedersi di sentenze, di boutade e di riflessioni metapoetiche : Senza sosta/ continueranno/ ad arrivare/ nella mia anima/ i treni per l’inferno. (Non oggi, non ora pag. 15). Talvolta parte bene poi s’impaccia, qui invece parte con piana, plausibile normalità : Non riuscirò mai a scrivere/ la poesia perfetta,/ non su una tastiera/ né su un muro/ né barricato nel cesso, ma poi riesce ad incidere con uno squarcio di inattesa limpidezza : Nessuno riuscirà mai a/ vantarsi di aver scritto/ la poesia perfetta./ Nessuno tranne/ i tuoi occhi/ azzurri. (La poesia perfetta pag. 5). Peccato che qualche passaggio, pur non essendo vuoto, tolga tensione e che la scansione del verso spezzi bruscamente il respiro. Il filo sotterraneo del volume è rappresentato dalla presenza ossessiva del rapporto vita-morte. La notte mi bracca/ senza sosta./ La morte mi studia/ con estremo interesse. (Seduto sul bordo del letto pag. 38) ; La signora con le gote bianche/ le gambe inquietanti e sinuose/ ed il vestito nero aderente/ ha puntato dritta verso di me,/ ha attraversato leggera il mio corpo/ si è fermata cinque secondi eterni/ nel mio cuore e sorridendo/ ha sfidato la mia anima a morra cinese. (Lady M. pag. 25) ; Ma lei mi ha già scovato,/ oggi aveva sopracciglia bianche enormi./ Mi siede accanto, delicata/ come la morte dovrebbe sempre essere (Delirium tremens pag. 9). Dalla vita, con il suo vano spreco di emozioni e di desideri, e dallo spettro incombente della morte, Blanco attinge tutta la sua vibrante autorità L’importante è restare/ vigili e rannicchiati./ Venderò cara/ la mia anima/ mentre il leone/ si terrà stretto/ il suo coraggio/ la scimmia/ la sua risata/ ed il delfino/ il suo ultimo salto. (L’ultimo salto pag. 26), imponendosi all’attenzione del lettore - al di là della violenza caustica della sua voce - per la sua fondamentale apertura di energia. [gian paolo grattarola]