Sono troppo fuori luogo per vivere e troppo raro per morire
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Tu eri il vento delle mie parole
la cometa che si aggrappa al sole
ed io adesso mi ritrovo solo
come un astronauta nel suo volo
correrò
tra le fiamme per farti tornare
vincerò
la paura di ricomniciare
scriverò
di quel sogno svanito in inverno
amerò
come un figlio il tuo volto in eterno
Ma continuo a odiare il cielo e il mare
chiedo cose che non posso avere
sono un uomo solo che abbandona
la tua mano e il neo sulla tua schiena
sognerò
di riaverti nei giorni più duri
traccerò
con un dito il tuo corpo sui muri
vestirò
ogni donna che avrò col tuo viso
io vivrò
la mia vita con il tuo sorriso
resto immobile ma guardo avanti
quei tuoi occhi che erano diamanti
stanno illuminando un altra vita
mi incammino e inizio la salita.
(Questa "canzone" l'avevo scritta oltre due anni fa, poi non ci avevo più pensato, oggi mi è tornata in mente... Il folle e la salita... La salita è la vita che continua dopo un amore finito male, il folle sono io o tutti quanti noi che nonostante tutto continuiamo a viverla)
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Essere John Blancovic
Ho sette milioni di cicatrici sparse per il corpo
e neanche un giorno d'ospedale alle spalle.
Ricordo le ferite che mi furono inferte
da quella ragazza che rideva ad ogni mia battuta
diceva che ero la sua vita, che non mi avrebbe mai lasciato
poi, un giorno, smise di ridere, blaterò qualcosa sui bambini africani
che morivano ad ogni suo sorriso
e se ne andò senza averne mai salvato neanche uno.
La volta dopo, toccò alla ragazza con le mani da pianista
erano lunghissime, affusolate, delicate.
Le sue cicatrici, seppur apparentemente lievi,
entrarono in profondità nella mia carne,
un giorno disse che la sua felicità non poteva
dipendere da nessuno, tantomeno da un uomo.
Se ne andò voltandosi indietro almeno cinque volte
come se stesse dicendo addio a tutto quello di cui aveva bisogno.
Le ultime, quelle più fresche, sono state un dono
della ragazza con gli occhi come il mare.
Faceva l'amore con ogni centimetro del suo corpo
era fuoco e lacrime, sangue e miracolo.
Mi ha regalato le cicatrici a cui tengo di più,
involontarie, dolorosissime, inestimabili.
Se ne andò alla ricerca della sua vita
e se un giorno riuscirà a trovarla,
sarà stato anche merito mio.
Sette milioni di cicatrici
ed un drago affamato
nel cuore
-Ti amo senza limiti, come questo cuore ama la mia vita, perché sei qualcosa di impossibile come mordere una lacrima…-
Ecco quello che mi disse una volta la ragazza con gli occhi come il mare, lei fu per me qualcosa di miracoloso perchè mi fece capire che l'amore non chiede nient'altro che di essere vissuto fino in fondo, fino alla sua ultima goccia, per noi credo sia stato proprio così, avevamo prosciugato il nostro cuore senza però renderlo arso, ma rendendolo terreno fertile per il futuro. Io da parte mia la traghettai dal momento più difficile della sua vita a quello più felice. Siamo state pedine fondamentali per la vita di entrambi.
Amiamo due persone diverse adesso, ma non smetterò mai di volerle bene perchè siamo stati qualcosa di impossibile
come mordere una lacrima.
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