Sono troppo fuori luogo per vivere e troppo raro per morire

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martedì, 17 giugno 2008 ore 15:57
Quando i suoi occhi fissavano il mare,
lo coloravano di un azzurro sconosciuto.
Era come se non ci fosse che lei
in tutta quella distesa di acqua salata.
Quando io la guardavo con i miei
che al massimo sembravano di sabbia
pensavo che non era come tutti i poeti
che si ammazzavano di pippe e stratagemmi vari
per non riflettere, per fuggire dalla noia.
No, lei era diversa, lei viveva quello che scriveva
lei era quello che scriveva. Lei saltellava sui sassi
e mi teneva per mano e dal nulla ti tirava fuori
un sorriso. Era quella la poesia.
Non c’era bisogno di strapparsi capelli,
non c’era bisogno del vino, delle guerre mai vissute,
mai combattute, dei fiori, degli uccellini cinguettanti,
non c’era bisogno neanche della disperazione
o della morte.
Poi si voltò con l’oceano nelle pupille
e mi disse – mi sto innamorando di te –
ed io divenni l’imperatore del mondo.

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Categorie: poesia, amore, passato, ale e il mare, poeti pipparoli Grazie per i vostri commenti|commenti (32)

 

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