Sono troppo fuori luogo per vivere e troppo raro per morire

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martedì, 01 luglio 2008 ore 01:30
assente, come il polso di qualcuno
che si è appena spento.
sono miccia bagnata,  
colore sbiadito, abbozzo di vita sognata.
mi sono abituato al buio ed ora non mi trovo più
non riesco a vedermi, non riesco a sentirmi. 
l’errore più grande sarebbe quello di cercarmi
ma non sopporto più il tempo ed odio aspettarmi.
sono un frammento di spina che viaggia
verso il cuore, inesorabilmente lento.
salvami adesso che non so più chi sono
poeta senza parole, uomo senza prole
disgustato dalla luce del sole
inchiodato all’angolo dal dolore.
salvami adesso che non mi amo più 
portami il ricordo di un uomo fiero
non come quello che ora vale meno di zero
dimmi che sono ancora l’uomo che ero
dimmelo tu che ora brilli più dell’oro.
dimmelo ora che arranco
ora che mi sento troppo stanco
mentre mostro al destino il fianco
dimmelo tu che eri il mio compagno di banco
entrambi vincenzo, tu maroni io blanco.

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lunedì, 12 maggio 2008 ore 02:07
c’era il mare che schiumava rabbia
ed onde bianche.
c’erano le stelle che non riuscivano
a mettere in difficoltà il cielo.
c’erano diego e roberto che fantasticavano
su giugno, su una barca e su un’isola rocciosa.
c’era cesare che se ne stava in disparte
assorbito dal silenzio.
c’ero io che fumavo e fissavo la canna
in attesa di un pesce non avrebbe mai abboccato.
c’era un grosso granchio che sgranocchiava
tranquillo il suo scoglio,
c’erano altri due granchi leggermente più piccoli
che gli si fecero incontro minacciosi.
i due granchi più piccoli iniziarono
a muoversi in maniera orizzontale
sempre più veloce, il grosso se ne stava immobile
in attesa dell’attacco.
- il grosso è charles bukowski – pensai – gli altri due sono
alessandro baricco e federico moccia –
baricco e moccia si scagliarono contro il vecchio hank
che li spazzò via con una facilità disarmante
e continuò tranquillo a sgranocchiarsi il suo scoglio.
io ringraziai dio o chi per lui per l’esito della battaglia
poi roberto schizzò in piedi e si lanciò verso
la canna – ci siamo! ci siamo! - disse -
a metà strada si fermò e disse
- c’avete creduto è? volevo mettervi soltanto
un po’ di pepe al culo -
ringraziai dio o chi per lui per avermi fatto
incontrare i miei amici
i pesci ringraziarono dio o chi per lui
per avergli fatto incontrare noi come pescatori
mentre i mare ringraziò se stesso
ed il granchio le sue maestose chele.

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martedì, 11 marzo 2008 ore 03:00
Ormai è passato un anno da quer giorno
che stavamo tutti fori all’ospedale
cor core che bruciava come un forno
e l’occhi che sapevano de sale.  
 
Ma si ce penso sembra quasi ieri
che salivamo sopra ar motorino
co li capelli ar vento e l’occhi fieri
noi corevamo ar fianco der destino
 
appresso a chi sa quale convinzione
che er tempo se beveva in una tazza
e che er succo della rivoluzione
se nasconneva dentro alla mortazza.
 
Sarà che adesso, che te ne sei annato
te immagino che passi accanto ar sole
e lui te guarda mezzo rassegnato
perché tu emani er doppio der calore
 
poi tiri dritto e punti all’infinito
in sella ar cielo razzo tra le stelle
amico mio che nun sei mai partito
e mentre impenni ridi a crepapelle.
Ciao Vi.

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