Sono troppo fuori luogo per vivere e troppo raro per morire

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mercoledì, 23 luglio 2008 ore 02:10
BV: Roger Roger… mi senti Roger…
BV: Roger Roger Roger… mi senti?
RO: Forte e chiaro Vincenzo… dimmi tutto please…
BV: Ma dai… mi senti veramente? Credevo che non funzionasse più questa radio, mi andava soltanto di fare un po’ il deficiente e volevo simulare le vecchie radio dei film di guerra…
RO: E tu ovviamente se non fai il deficiente a notte inoltrata non sei contento vero? Non potresti ogni tanto, no dico mica sempre è.. ogni tanto, fare il deficiente che ne so… alle 17:34 di sera?
BV: Vabbè Roger, nessuno ti ha obbligato a rispondermi, non che mi puoi trattare male solo perché la notte non dormo.
RO: Non mi chiamo Roger. Roger era un nome in codice, e poi cosa vuoi a quest’ora?
BV: E come ti chiami allora?
RO: Mi chiamo crampo ai testicoli… Mica mi avrai disturbato per sapere come mi chiamo?
BV: No signor Crampo, non mi sarei mai permesso. Volevo un consiglio, un parere, insomma, lei è esperto vero?
RO: In che cosa dovrei essere esperto Vincenzo? Manca il soggetto, praticamente la cosa in cui dovrei essere esperto… prova a dirlo in italiano.
BV: Ma Crampo è il nome ed Ai Testicoli e il cognome vero?
RO: Sei mai stato gonfiato di botte da una tua figura illusoria Vincè?
BV: No, non credo.
RO: Ecco allora se non vuoi che io ti riduca un ammasso di ossa sminuzzate sbrigati e porgimi codesto quesito…
BV: No niente, volevo sapere, se secondo lei, l’amore può sopravvivere all’amore, insomma, secondo lei l’amore può trasformarsi e sopravvivere a se stesso, magari per necessità o per obbligo ed ogni volta assumere una forma diversa, una dimensione nuova?
RO: In che senso scusa?
BV: Nel senso che ho amato una ragazza in tutte le maniere possibili e non ho mai smesso di farlo seppur in maniera diversa per anni, anche lei ovviamente, è come se fossimo riusciti a sconfiggere l’amore, nel senso che l’amore di solito tende inevitabilmente a morire, mentre il nostro per sopravvivere si è trasformato. Ora però dovremmo dargli una forma precisa altrimenti so cazzi.
RO: Ed in che modo vorresti amarla adesso?
BV: Per sempre.
RO: Mi sembra un’ottima soluzione.
BV: Certo che però tu non è che mi sei stato tanto utile, insomma ho detto tutto io.
RO: Si ma io ti ho fatto le domande giuste, quelle ficcanti, ti ho messo sotto torchio e tu hai vuotato il sacco…
BV: Se ficcanti… vatti a ficcare dalle parti di fanculo..
RO: Non ti rivolgere più a me in questo modo che ti vengo è…
BV: Mi vieni che? Prova a dirlo in Italiano… hahaha…
RO: Mi metti alla prova? Allora eccomi…
BV: HAAAAAAAAA!!! Mamma mia che dolore allucinante!
RO: Mi chiedi scusa?
BV: Mi scusi… mi scusi dott Crampo Ai Testicoli… giuro che da ora in poi la tratterò meglio.
 
(Basta, volevo solo parlare di Alessandra, poi siccome che non sono normale ho iniziato a parlare con un crampo ai testicoli che fortunatamente non ho mai provato e non credo neanche che esista come malattia)
(ciao)
(scusate l’assenza)
(ciao ancora)
(a presto spero)

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martedì, 17 giugno 2008 ore 15:57
Quando i suoi occhi fissavano il mare,
lo coloravano di un azzurro sconosciuto.
Era come se non ci fosse che lei
in tutta quella distesa di acqua salata.
Quando io la guardavo con i miei
che al massimo sembravano di sabbia
pensavo che non era come tutti i poeti
che si ammazzavano di pippe e stratagemmi vari
per non riflettere, per fuggire dalla noia.
No, lei era diversa, lei viveva quello che scriveva
lei era quello che scriveva. Lei saltellava sui sassi
e mi teneva per mano e dal nulla ti tirava fuori
un sorriso. Era quella la poesia.
Non c’era bisogno di strapparsi capelli,
non c’era bisogno del vino, delle guerre mai vissute,
mai combattute, dei fiori, degli uccellini cinguettanti,
non c’era bisogno neanche della disperazione
o della morte.
Poi si voltò con l’oceano nelle pupille
e mi disse – mi sto innamorando di te –
ed io divenni l’imperatore del mondo.

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martedì, 22 aprile 2008 ore 02:16
Cristo viveva a Genova
ma Genova non viveva in Cristo. 
Cristo seppellì tre ossa,
una per il cane,
una per Giuda e l’altra per me.
Giuda sorrise e lo baciò,
il cane scodinzolò,
io bestemmiai.
Volevo la ciccia.
Cristo spezzò il pane e disse:
-questo è il mio corpo-  
il cane prese il pane e pensò:
-facciamo una rima baciata.-
Giuda mangiò il pane e poi
lo baciò con la bocca infarinata.
Io presi il pane
e bestemmiai,
continuavo a volere la ciccia. 
Cristo moltiplicò 
i pani ed i pesci 
Giuda sorrise e lo baciò
nuovamente,
il cane iniziò a farsi rodere
un po’ il culo
perché a lui toccava sempre il pane,
io bestemmiai perché
ancora della ciccia neanche l’ombra.
Cristo andò da Maddalena
lei le si donò anima e corpo
lui rifiutò perché
suo padre non voleva,
Giuda sorrise e poi baciò
nuovamente Cristo,
il cane pensò che Giuda fosse
omosessuale e trotterellò via bestemmiando,
io presi Maddalena
finalmente ebbi la mia carne
e smisi di masturbarmi.
Cristo è morto.   
Giuda è morto.
Il cane è morto.
Io morirò.
(La morale è che forse attualmente mi ritrovo di più nel cane che in Cristo, non è un granchè come morale, però dopo una lunga riflessione è uscita questa)

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mercoledì, 16 aprile 2008 ore 01:51
c’e un punto preciso
in cui ho sbagliato qualcosa.
un punto preciso
in cui mi sono perso,
magari proprio nel momento in cui
credevo di aver trovato
lo spiraglio di luce
perfetto.
 
è difficile risalire all’errore,
a quel qualcosa,
soprattutto quando ti volti indietro
e ti sembra di non aver
mai fatto né concluso
un cazzo di niente.
 
c’è un punto preciso
in cui mi sono perso,
in cui ho sbagliato mossa,
in cui sono morto.
 
non intendo fisicamente,
la morte fisica merita
il massimo del rispetto,
neanche mentalmente
perché non sono mai stato
così lucido nel pensiero.
 
c’è un punto preciso però
in cui ho sbagliato qualcosa,
in cui mi sono perso,
non riesco ad individuarlo,
non riesco a focalizzarlo,
ma è quello il punto preciso
in cui mi è morto l’amore.

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martedì, 08 aprile 2008 ore 00:08

 

Se io potessi amarti
fino all'ultimo dei miei respiri,
senza conoscere mai
il segreto del tuo passato,
senza sapere chi tu amasti
prima di me, nè il perchè;
ma solo l'oggi tuo potessi amare
senza cadere mai nell’inganno del passato;
cercandoti attraverso il tuo cercarti
trovandoti dove tu già sei, semplicemente in te,
nascosta nel luogo in cui sei tu;
allora lì mi fermerei e dai tuoi occhi creerei
ogni ricordo mio di te, ogni memoria mia di te;
così che nient'altro di te potrei ricordare
se non l'istante in cui
diventasti amore
e da vita
sbocciò
nuovamente
vita.

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