Sono troppo fuori luogo per vivere e troppo raro per morire
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Ho sette milioni di cicatrici sparse per il corpo
e neanche un giorno d'ospedale alle spalle.
Ricordo le ferite che mi furono inferte
da quella ragazza che rideva ad ogni mia battuta
diceva che ero la sua vita, che non mi avrebbe mai lasciato
poi, un giorno, smise di ridere, blaterò qualcosa sui bambini africani
che morivano ad ogni suo sorriso
e se ne andò senza averne mai salvato neanche uno.
La volta dopo, toccò alla ragazza con le mani da pianista
erano lunghissime, affusolate, delicate.
Le sue cicatrici, seppur apparentemente lievi,
entrarono in profondità nella mia carne,
un giorno disse che la sua felicità non poteva
dipendere da nessuno, tantomeno da un uomo.
Se ne andò voltandosi indietro almeno cinque volte
come se stesse dicendo addio a tutto quello di cui aveva bisogno.
Le ultime, quelle più freshe, sono state un dono
della ragazza con gli occhi come il mare
faceva l'amore con ogni centimetro del suo corpo
era fuoco e lacrime, sangue e miracolo.
Mi ha regalato le cicatrici a cui tengo di più,
involontarie, dolorosissime, inestimabili.
Se ne andò alla ricerca della sua vita
e se un giorno riuscirà a trovarla,
sarà stato anche merito mio.
Sette milioni di cicatrici
ed un drago affamato
nel cuore
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Categorie: poesia, amore, vita, cicatrici, il sottoscritto, john blancovic Grazie per i vostri commenti|commenti (40)