Sono troppo fuori luogo per vivere e troppo raro per morire

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sabato, 25 agosto 2007 ore 02:47

Caterina aveva sette anni, dei boccoli castano chiari e due occhi verdi che non sorridevano mai, o quasi, gli occhi verdi di Caterina sorridevano soltanto quando lei giocava con Pedro.

Pedro aveva quattro anni, quattro zampe possenti e cinquanta chili di muscoli concentrati

in una coda corta e tozza che non smetteva mai un secondo di scodinzolare soprattutto quando Pedro si trovava in compagnia di Caterina.

Pedro era un rottwelier cresciuto insieme alla bambina, era un cane molto obbediente, ma per Caterina aveva un debole speciale, faceva tutto quello che lei voleva in una maniera quasi incondizionata.

Quella mattina, Cesare (il padre di Caterina), Caterina e Pedro, si trovavano al parco, lei lanciava i sassi e Pedro li portava indietro, muovendo quella sua coda come se fosse l’elica di un elicottero,

Caterina non faceva altro che ridere ed accarezzarlo e lanciare sassi che puntualmente tornavano nelle sue piccole manine.

Claudia aveva 46 anni, amava fare lunghe passeggiate nel parco, avrebbe voluto correre ma il suo fisico non glielo permetteva più di tanto così alternava dei brevi tratti di corsa a dei lunghi tratti di camminata. Claudia aveva due figli, Filippo di 12 anni e Sara di 14 ed insegnava come maestra nella scuola del paese. Filippo e Sara vivevano con Paolo, l’ex marito di Claudia, i due avevano divorziato sei anni fa ed i bambini erano finiti con il padre perché lei voleva rifarsi una vita ed una famiglia con il suo nuovo uomo.

Caterina lanciò l’ennesimo sasso poi disse  –vai Pedro… vai…-

Pedro si lanciò come un fulmine verso il sasso, quando arrivò nei paraggi del sasso vide in lontananza Claudia, senza pensarci un secondo puntò dritto verso di lei, con un passo molto più calmo però.

Cesare se ne accorse subito ed iniziò a richiamare il cane  - Perdo… vieni qua… Pedro… torna subito qua!-  

Era troppo tardi ormai, Pedro aveva raggiunto Claudia che restò quasi paralizzata nel trovarselo davanti, cercò di abbozzare qualche frase di circostanza con voce tremante tipo

- che bel cagnolone che sei… torna dal tuo padrone però che ti sta chiamando… -

Ma Pedro in un attimo le aveva già afferrato la gamba sinistra e le diede quattro o cinque strappi che fecero balzare la donna da una parte all’altra della strada.

Claudia iniziò ad urlare in preda al dolore ed al panico, Cesare iniziò a correre verso di loro cercando di richiamare il cane -Pedro! Pedro! Vieni subito qua!-

Poi si voltò verso Caterina e disse –Caterina ti prego... chiamalo tu che quel cane ascolta solo te…-

Caterina però non fece niente, si sedette per terra con le gambe incrociate ed iniziò a piangere.

Pedro intanto lasciò per un attimo la presa ed iniziò a trotterellare intorno alla donna, lei chiedeva aiuto, implorando al cane di andarsene, ma Pedro trotterellava in circolo come se stesse studiando la sua prossima mossa.

Nel frattempo era arrivato Cesare che istintivamente rifilò un calcio nello stomaco del cane con tutta la forza che aveva, Pedro sembrò non risentirne più di tanto poi si voltò ringhiando contro il suo padrone che impaurito fece un balzo indietro – Caterina!- urlò – richiama questo stramaledetto cane!-

Ma lei niente, rimase seduta avvolta nelle sue lacrime.

Claudia cercò di strisciare lontano da Pedro e lui decise di sferrare l’ultimo attacco, dritto al collo della donna, l’afferrò e diede tre strattonate secche, poi si allontanò di una dozzina di metri dal corpo della donna, si sdraiò in terra come se niente fosse puntando in direzione della bambina e muovendo quella sua meravigliosa coda mozza.

La donna era riversa in un piccolo lago di sangue, quando arrivò la polizia i cinquanta chili di Pedro si diressero verso di loro trotterellanti e scodinzolanti come sempre, il poliziotto impaurito estrasse la pistola e sparò tre colpi, Pedro stramazzo a terra privo di vita.

Caterina si lanciò verso i poliziotti urlando

-perché… perché… Pedro era il cane più buono del mondo… era il mio miglior amico… perché lo avete ammazzato… perché… non dovevate… lui era buono…-

Poi arrivò l’ambulanza che portò via il corpo ormai senza vita di Claudia. Mentre il corpo di Pedro fu portato via direttamente dai poliziotti dentro il cofano della loro auto.

Pochi giorno dopo, Paolo, l’ex marito di Claudia si recò nella casa della donna in cerca di qualche oggetto personale di lei che potesse alleviare il dolore dei suoi due figli, cercò un po’ ovunque prendendo foto e collane, poi aprì un piccolo armadietto di legno scuro e dentro vi trovò una ventina di dvd nascosti sotto dei libri di geografia, inserì il primo ed apparse subito l’immagine di Caterina nuda insieme ad un altro bambino della scuola, la voce in sottofondo di Claudia diceva che nessuno lo avrebbe mai saputo, che non stavano facendo niente di male ma che se lo avessero detto ai propri genitori, loro li avrebbero abbandonati per sempre.

-Posso dirlo al mio cagnolino- chiese Caterina alla maestra.

-Si- rispose Claudia –ma solo a lui e sottovoce altrimenti sarò costretta ad ucciderlo-

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