L’erba, tagliata al punto giusto,
mi guarda. L’albero che la sovrasta
cerca di sbirciare tra le sue fronde.
Anche il cane mi guarda, ma lui
lo fa con tutti, annusa qua e la,
guarda qua e la, è la sua natura,
non è invadenza, è il suo modo
di percepirsi.
Il vento mi guarda, il cielo scuro
della notte e quella cazzo di Luna
continuano a fissarmi.
Il mare non c’è, ma se ci fosse,
mi guarderebbe pure lui.
Il silenzio mi guarda,
le mie mani mi guardano,
le finestre, il letto, il mozzicone
di sigaretta, la schiuma da barba,
una camicia sgualcita, lo sportello
aperto della credenza,
stanno tutti li, immobili,
che mi guardano ed aspettano.
Fante mi guarda da Dago Red,
ma solo perché ancora non ho
finito di leggerlo, Bukowski
si fa i cazzi suoi, gli amici
si vedono anche da
queste piccole cose.
Tutto il resto invece, le porte,
le sedie, le chiavi appese alla serratura,
la ringhiera gelata, la mia stessa vita,
restano li, ferme ed imperterrite
a fissarmi in attesa di un cenno,
della sentenza.
Eccola :
non amo più.